MARTINONIARTE
MARTINONIARTE

                                                         L' ARTE  RICOMINCIA .

 

Il procedere artistico di Valter Martinoni indaga nuovi orizzonti espressivi, mostrando una personalità capace di raccogliere la consolidata eredità dell’informale, che ha permesso ai linguaggi visivi, emancipatisi da schemi estetici prestabiliti, di avviarsi verso nuove sperimentazioni artistiche. Il colore è fluido e libero, e le forme generatesi da materiali convenzionali e non, messe in condizione di evolversi, rivelano nuove possibilità comunicative. Nelle sue opere casualità apparente e perizia esecutiva si combinano per permettere all’arte di ricominciare, concetto idealmente in linea con quanto espresso da Brancusi in una sua ben nota riflessione, ripresa in questa specifica occasione come omaggio nei confronti del maestro rumeno. Non sorprende che un animo curioso come quello di Valter Martinoni si sia lasciato suggestionare dalla progressiva astrazione: egli pare aver compreso che per penetrare i segreti della materia e mantenere il loro equilibrio ideale, questo passo sia inevitabile e necessario. La sua continua ricerca sembra rivolta a indagare lo spazio in cui agisce il colore che, bilanciato nella sua densità e disciplinato nel suo procedere, lascia al suo ritmo intrinseco la possibilità di esprimersi in tutte le sue potenzialità. La trasparenza, già affrontata dall’artista con una tecnica personale contenente echi dell’antico suminagashi, diviene in questa esposizione oggetto di nuove riflessioni attraverso un processo in cui la terza dimensione costituisce una via di inciampo e nello stesso tempo una via di uscita. Per citare Ende, “solo chi lascia il labirinto può essere felice, e solo chi è felice può uscirne”, sembra dirci Martinoni attraverso le sue opere. La perturbante contraddizione tuttavia racchiude nuovi rapporti spaziali e temporali, che invitano ad andare oltre il conosciuto per ritrovare una perduta e nascosta coscienza della natura. L’utilizzo della luce rende vive le connessioni tra il mondo utopico e quello reale, reindirizzandone ogni volta i significati, permettendo a ciascuno di ritrovare, attraverso un fluire primordiale, un’immagine nuova e diversa di se stesso. La sensorialità è parte integrante del procedere: Martinoni sembra voler attuare per astrazione una metafora della vita stessa, evidenziandone bivi, zone di ombra e luce, incertezze di comprensione che possono essere superate affidandosi non alla ragione ma all’istinto. Come a dire che primitivo e contemporaneo non solo possono convivere, ma sono l’uno il giusto compenetrarsi nell’altro.  L’anima dell’uomo, unico filo di Arianna possibile, resta ancora l’espediente più efficace per salvare i propri sogni, e se stessi.

 

Critica dott.ssa

Francesca Bogliolo